La beffa della rivalutazione delle pensioni

La beffa della rivalutazione delle pensioni

02/12/2021



A partire dal 1 gennaio 2022, ci sarà la rivalutazione delle pensioni erogate dall’Inps: è un adeguamento degli assegni all’inflazione, adeguamento bloccato da molti anni dai vari governi. Secondo quanto rilevato dall’Istat, ci sarà un incremento del 1,7%, degli assegni pensionistici, che tuttavia non arriva neppure a coprire la metà dell’inflazione, che a novembre ha registrato un + 3,5%. Da gennaio 2022 i versamenti a carico dei pensionati dunque saranno più generosi, garantendo – per esempio- a chi guadagna fino a 1500 euro lordi al mese un aumento di poco più di 25 euro. Incrementi di 61 euro mensili a chi percepisce invece una pensione mensile di 4mila euro lordi al mese. Il problema è che le entrate medie delle pensionate e dei pensionati altoatesini è mediamente medio-bassa, quindi avranno aumenti irrisori da questa perequazione che partirà il 1 gennaio 2022. I pensionati si sentono presi in giro, vogliono un segnale più chiaro di inversione di tendenza dal Governo, che tuteli e accresca il potere d’acquisto dei pensionati. Si chiede, con le manifestazione di questi giorni in tutta Italia:

  • Allargamento della platea dei beneficiari della 14esima ed aumento per chi già la percepisce
  • Più detrazioni per i redditi da pensione
  • La riduzione del cuneo fiscale anche per i pensionati, a partire dai redditi più bassi
  • Un sistema di rivalutazione delle pensioni (anche quelle più alte), più equo dell’attuale.

La rivalutazione del 1,7% è solo un piccolo risultato dopo anni di blocco, ma insufficiente, visto l’impennata dei prezzi dell’energia elettrica, del gas e gasolio. Vogliamo più attenzione e rispetto e riforme serie.