La Fnp Cisl: «I pensionati non sono un bancomat»

La Fnp Cisl: «I pensionati non sono un bancomat»

08/01/2024



La Segreteria Regionale: Per l'Inps il sindacato chiede la separazione fra previdenza e assistenza.

Bolzano.08/01/2024

« Molti Paesi esteri hanno capito il potenziale economico della silver economy e si sono attivati per offrire vantaggi - esoneri fiscali ed altro - ai pensionati che vogliono andarsene dall'Italia. Solo i nostri governi di turno non vogliono capire che le persone anziane aiutano le famiglie con la loro pensione e possono muovere l'economia del Paese Italia». Lo sostiene la segretaria generale Fnp regionale dei pensionati SgbCisl, Anna Rita Montemaggiore.

Da noi, prosegue, «i pensionati sono visti da anni solo come un bancomat e anzi - la notizia non ha avuto il risalto che meritava - il presidente del Cnel (Consiglio Nazionale Economia e Lavoro), l'economista forzista Renato Brunetta, ha avuto il mandato dal governo di avviare una ricerca/studio per capire bene il meccanismo delle pensioni. Ciò è molto pericoloso, perché parte dall'idea o dal preconcetto che la previdenza mandi all'aria i conti dello Stato».I sindacati dei pensionati Cisl, ma anche unitari, non possono stare zitti. Lo chiedono da anni, va oltre: «Basterebbe separare la previdenza dall'assistenza - che una commissione ministeriale ad hoc ha già bocciato l'anno scorso in quanto non conveniente... ovviamente per i conti dello Stato... - per capire che la previdenza italiana è in linea con i dati europei».La Cisl fornisce alcuni dati chiarificatori: nel 2022 si sono spesi 306 miliardi per le pensioni, il 17,1% del Pil, di cui 91 miliardi per il sociale (è assistenza, non previdenza) cosicché dal 17,1% si scende al 12,1% di Pil, percentuale del tutto in linea con la media europea. Montemaggiore prosegue: «Se aggiungiamo che i pensionati hanno pagato 62 miliardi di tasse sulla loro pensione (una media del 33%), si arriva alla conclusione che la spesa totale effettiva sborsata dallo Stato per pagare le pensioni è stata di 153 miliardi e non di 306.

Come vuol far credere anche questo governo, che ha dato mandato al Cnel di approfondire...»La perequazione, prosegue la segretaria generale Fnp, «deve essere prevista interamente per tutti, è un salario differito, è un nostro diritto. Ma il meccanismo della perequazione, a fasce, garantisce al governo una minore spesa di 10 miliardi in tre anni: 2,1 miliardi nel 2023, di 4 miliardi nel 2024 e altri 4 nel 2025».«La Fnp Cisl nazionale con noi dell'Alto Adige - va oltre - contesta il meccanismo attuale di indicizzazione delle pensioni per fasce di importo, che premia le pensioni minime, preserva la rivalutazione piena per gli assegni di importo fino a 4 volte il minimo ma riduce progressivamente l'indicizzazione di tutti i trattamenti superiori, determinando così una perdita permanente del potere d'acquisto dei redditi da pensione medio-alti».

La Cisl ricorda «che l'inflazione e il costo della vita sono alti in Italia e ancor più in Alto Adige e che si tratta quindi di uno schiaffo in faccia a chi i contributi li ha versati realmente e per tanti e tanti anni».La rivalutazione, prosegue, «rappresenta il contratto di lavoro dei pensionati, per cui non è accettabile che si faccia cassa su di loro per recuperare risorse, cambiando le carte in tavola in itinere: va garantita la tutela del potere d'acquisto delle pensioni per migliorare la qualità della vita di una massa di persone anziane, in particolare donne che hanno pensioni più basse. Non dimentichiamoci, oltretutto, che i pensionati italiani sono i più tassati d'Europa e il 30% percepisce pensioni sotto i mille euro».«Si sbandiera immancabilmente l'alibi della coperta sempre più corta», conclude. «Certo, ma sempre per i più poveri. Serve la volontà politica per andare a recuperare gli 83 miliardi di evasione fiscale accertati nel 2023. E redistribuirli equamente tra chi ne ha più diritto e bisogno». DA.PA

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Es reicht nicht für die, die es am meisten brauchen

 

Sind die Rentner wirklich eine Last für die Staatskassen?

 

Mehrere europäische Länder haben das ökonomische Potential der “Silver Economy” erkannt und bieten Vorteile, wie z.B. Steuerreduzierungen, für italienische Rentner, die auswandern wollen.

Nur die italienischen Regierungen wollen nicht verstehen, dass viele ältere Leute mit ihrer Rente den jungen Familien über die Runden helfen und somit die Ökonomie ins Laufen bringen.

In Italien sind die Rentner seit Jahren als Geldautomat betrachtet.  Die Regierung hat den Präsidenten des CNEL (Nationaler Rat für Wirtschaft und Arbeit), Renato Brunetta, beauftragt, den Mechanismus der Pensionen genau zu untersuchen. Das bedeutet, dass man in Italien glaubt, die Renten würden den Staat zu viel kosten.

Die Rentnerverbände der CISL und der anderen Gewerkschaften, fordern schon seit Jahren die Trennung von Vorsorge und Fürsorge. Eine ministerielle Kommission hat voriges Jahr die Machbarkeit dazu untersucht und ist zum Schluss gekommen, dass das nicht möglich sei – für die Staatskassen!).

Die Beträge, die in Italien für Renten ausgezahlt werden, stimmen prozentuell mit jenen der anderen europäischen Länder überein!

Hier einige Daten zum besseren Verständnis: 2022 wurden 306 Mrd für Renten ausgegeben, 17,1% des BIP. Davon dienten 91 Mrd sozialen Beiträgen, (Fürsorge, nicht Vorsorge).  Die 17,1% sinken also auf 12,1% des BIP, gleicher Prozentsatz des europäischen Durchschnitts.

Dazu kommen noch die 62 Mrd Steuern, die von den Rentnern gezahlt wurden (im Schnitt 33%). So haben wir eine  effektive Nettoausgabe von 153 Mrd gegen die 306 Mrd, die die Regierung als Pensionenkosten angibt.

Außerdem muss die Anpassung an die Inflation zur Gänze für alle Renten vorgesehen werden. Die Rente ist ein aufgeschobener Gehalt! Die gestaffelte, prozentuelle Kürzung der Anpassung garantiert allerdings dem Staat 10 Mrd Ausgaben weniger in 3 Jahren: 2,1 Mrd im Jahr 2023, 4 Mrd 2024 und nochmanl 4 Mrd weniger 2025.

Die Rentnergewerkschaft der CISL ist mit dem aktuellen Mechanismus der Rentenanpassung nach Stufen nicht einverstanden. Diese ist vorteilhaft für die Mindestrenten und garantiert die volle Anpassung für Renten bis 4mal die Mindestrente. Die Anpassung der höheren Renten wird aber progressiv gekürzt, was zu einem permanenten Verlust der Kaufkraft führt. Wir dürfen nicht vergessen, dass die Inflation und die Lebenshaltungskosten in Italien hoch sind, und in Südtirol noch höher. Die gekürzte Anpassung ist ungerecht jenen gegenüber, die viele Jahre lang die vollen Beiträge eingezahlt hat.

Die Anpassung stellt den Arbeitsvertrag der Rentner dar. Deshalb können wir nicht länger dulden, dass der Staat bei den Renten abkassiert und die Regeln dauernd ändert: Die Kaufkraft der Renten muss gewährleistet werden, um die Lebensqualität älterer Menschen zu verbessern, insbesondere der Frauen, die meistens kleinere Renten haben.

Außerdem dürfen wir nicht vergessen, dass die italienischen Rentner europaweit am meisten Steuern zahlen und dass 30% eine Rente unter tausend Euro beziehen.

Bei jedem Haushaltsgesetz in Italien heißt es seit Jahren: wir haben zu wenig Geld. Keine Regierung hat in diesen Jahren aber der Steuerhinterziehung einen konsequenten Kampf angesagt, welche nur im Jahr 2023 die Staatskassen um 83 Mrd ärmer sein lässt. Anstatt dessen sind immer mehr Familien und Einzelpersonen ärmer geworden.